20 Luglio 2014

Amici! In onore del Pittsburgh Vintage and Grand Prix, ho pensato di parlare un po’ di motori, oggi. In particolare.. di motorini!

Let’s learn, if not everything, all you need, about Vespa and other scooters (or mopeds) in Italy.

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Vedo molti motociclisti in Pittsburgh, ora che il tempo è caldo. Molti mi dicono di avere (o di “aver avuto”, in passato) una Vespa. Scopro spesso che non tutti hanno capito cosa sia una “Vespa”. 

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La “Vespa” è un modello di motorino della Piaggio, marca Italiana e storica di motocicli. Attenzione, quindi: non tutti i motorini sono “Vespe”. Un promemoria: “vespa” literally means “wasp”! 

Ora studiamo un po’ di storia:

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Leonardo da Vinci, un Italiano D.O.C. , ha inventato la bicicletta. Un prototipo di quella e di molte altre invenzioni può essere trovato a Milano, al Museo della Scienza e della Tecnologia. Vale la pena di visitarlo!

Per quanto riguarda la motocicletta, quella è stata inventata da un tedesco, ovviamente.

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L’ingegnere tedesco Gottlieb Daimler è considerato l’inventore della motocicletta.

Nel 1885, infatti, Daimler costruì e fece funzionare su strada la prima motocicletta. 

Questo prototipo era un biciclo di legno con motore a benzina. 

Precedentemente un francese di nome Chapius aveva costruito un biciclo con motore a vapore.

In ogni modo si ritiene che Daimler sia l’inventore della motocicletta perché nel tempo perfezionò il suo prototipo e fu il primo a tentare una produzione industriale.

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Gli Italiani

Dall’inizio del 1900 in Italia e in Europa cominciarono a sorgere ditte artigianali che producevano motociclette. 

In Italia si possono ricordare: la Gilera nata nel 1909, la Della Ferrara nata nel 1913 e la Guzzi nel 1921.

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la Gilera

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La Moto Guzzi

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Il secondo dopoguerra vide l’esplosione dell’uso delle due ruote come mezzo di mobilità di massa. Per tutti gli anni ’50 e nei primi anni ’60, la moto, la motoleggera (antenata del motorino) e lo scooter, si può dire che “misero in cammino” l’Italia. Abbandonata la bicicletta, l’Italia delle campagne e delle fabbriche (contadini ed operai) si affida per spostarsi a vari tipi di moto.

Sono gli anni in cui si realizza la prima vera e propria motorizzazione di massa, con vari modelli turistici o con i più tranquilli scooter. 

Questo è stato, di conseguenza, anche l’unico periodo storico in cui nell’immaginario collettivo la moto non era necessariamente associata all’essere giovane, né era vissuta come un lusso. Per la prima volta la moto era solo un mezzo di mobilità e trasporto. 

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(images and text from 

http://progettocentocin.altervista.org/la-storia-della-moto.html)

Nel corso degli anni ’50 e ’60, grande fu il trionfo dell’industria della moto italiana sia nel campo della produzione e vendita sia in quello sportivo. Lo stile delle moto all’italiana ( Guzzi, Gilera, Ducati, Benelli, Laverda, Parilla, ecc.) si impose per affidabilità, stabilità, semplicità nella manutenzione e nella guida, sbaragliando completamente le rivali inglesi come la Triumph  e quelle tedesche come la BMW. Le moto giapponesi dovevano ancor nascere.

Gli scooter, Vespa, Lambretta o Galletto furono un fenomeno tipico dell’industria italiana, sino a divenire come il caso della Vespa un vero e proprio mito italiano. 

Questo periodo d’oro, però, fu breve perché alla metà degli anni ’60 cominciò il fenomeno della motorizzazione di massa automobilistica che tolse spazio alle moto.

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(qui sopra: delle pubblicità molto popolari negli anni ‘70 e ‘80: The commercial “Chi Vespa mangia le mele” sounds like «Whoever is “Vesping” eats the apples.» It has no grammatical sense, but it was very cool, in virtue of inventing a new verb. The apple could be read as  the symbol of the fruit of sin, or an object of desire, very appealing).

La Vespa è un modello di scooter della Piaggio, brevettato il 23 aprile del 1946, su progetto dell’ingegnere aeronautico Corradino D’Ascanio.

Si tratta di uno dei prodotti di disegno industriale più famosi al mondo nonché più volte utilizzato come simbolo del design italiano. La Vespa è stata esposta nei musei di design, arte moderna, scienza & tecnica e trasporti di tutto il mondo. Fa parte della collezione permanente del Triennale Design Museum di Milano e del MoMA di New York.

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L’origine del nome “Vespa”, divenuto in seguito famoso a livello planetario, rimane incerta. Secondo la versione più famosa, esso sarebbe nato da un’esclamazione di Enrico Piaggio che alla vista del prototipo esclamò: «sembra una vespa!», per via del suono del motore e delle forme della carrozzeria mediana, molto stretta.

È invece priva di fondamento un’altra versione, a lungo sopravvissuta, secondo cui il termine “Vespa” equivarrebbe all’acronimo di Veicoli Economici Società Per Azioni (dato che la Piaggio fu una delle prime società per azioni in Italia e, al contempo, la Vespa nacque come veicolo per tutti, quindi di primaria importanza era un prezzo basso, adatto alle caratteristiche dell’epoca). Tale ipotesi è stata smentita dai vari esperti del veicolo[3].

In seguito il termine “Vespa” divenne celebre, tanto da essere conosciuto in tutto il mondo ed essere oggi trattato separatemente dal resto dei marchi appartenenti al gruppo Piaggio.

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anni 60

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anni 80

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2000 e oltre!

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Il Piaggio Ape è un veicolo a tre ruote prodotto dalla Piaggio fin dal 1948. È un vero e proprio simbolo italiano unico al mondo.

Nacque nel 1948, in un’Italia ancora stremata dalla guerra. La carenza di mezzi di trasporto era evidente, ma molti non potevano permettersi l’acquisto di un mezzo a quattro ruote.

Alla Piaggio venne l’idea di costruire un veicolo commerciale su tre ruote: un motofurgone derivato da uno scooter. Il primo modello fu costruito a partire dalla Vespa.

Le prime due serie erano quasi una Vespa a due ruote attaccata ad un rimorchio.

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E con questa bella storia della Vespa, vi saluto e vi invito alla prossima Domenica, sempre al Crazy Mocha di baum Boulevard, dalle 11am alla 1 pm.

See you there!

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Please note: the text for this presentation was taken from this website: 

http://progettocentocin.altervista.org/la-storia-della-moto.html 

which is a great source for anyone is interested in learning more about “le motociclette” in Italy. Take some time to enjoy many more photos!

7 Luglio 2014

Carissimi amici, this was a special (and longer) weekend for the 4th of July celebrations. Happy Independence Day to everybody!

This is also the seasons of weddings: I keep seeing couples getting married and then taking photos all over the city, which is beautiful in this July weather. I reminded of a very popular story in Italy. It’s a book that was published in 1840, by Alessandro Manzoni, and it’s one of the most popular love (and wedding) stories in Italy.

Have you ever heard about  ”I Promessi Sposi”? Well, get ready to know everything about them.

I PROMESSI SPOSI (Adapted from Wikipedia)

L’autore è Alessandro Francesco Tommaso Antonio Manzoni (Milano, 7 marzo 1785 – Milano, 22 maggio 1873):  scrittore, poeta e drammaturgo italiano. È considerato uno dei maggiori romanzieri italiani di tutti i tempi, principalmente per il suo celebre romanzo I promessi sposi, un pezzo fondamentale  della letteratura italiana assieme alla Divina Commedia di Dante Alighieri. 

 I protagonisti si possono dividere in tre gruppi:

- Protagonista storico: Il secolo (1600). Manzoni tesse il suo racconto su una base di fatti realmente accaduti durante questo secolo.

- Protagonista religioso: La Provvidenza (the Faith, in a religious way)

- Protagonisti materiali: Renzo Tramaglino e Lucia Mondella (i promessi sposi).

Il romanzo di Manzoni viene considerato non solo una pietra miliare della letteratura italiana, ma anche un passaggio fondamentale nella nascita stessa della lingua italiana. Nei dialoghi, riporta anche diversi esempi di parlato spontaneo non ammissibili nella lingua standard.

In particolare il romanzo ha un suo punto di forza nella scelta e nella raffigurazione dei personaggi, resi tutti con grande forza narrativa, scolpiti a tutto tondo dal punto di vista psicologico e umano, tanto che alcuni di essi sono diventati degli stereotipi umani, usati ancora oggi nel linguaggio comune (si pensi ad esempio a un “don Abbondio o alla figura di "un Azzeccagarbugli). Una rappresentazione psicologica così accurata dei suoi personaggi fa sì che, salvo poche eccezioni, quasi nessuno di essi sia completamente “positivo” o “negativo”. Anche il malvagio trova un’occasione di umanità e redenzione, così come anche il personaggio positivo, quale ad esempio Renzo, non è immune da difetti, azioni violente e riprovevoli ed errori anche gravi.

Tra il 1840 e il 1842Manzoni pubblicò la terza ed ultima redazione de I promessi sposi, la cosiddetta Quarantana, cui oggi si fa normalmente riferimento. Il proliferare di edizioni abusive, dovuto al grande successo dell’opera, spinse Manzoni a dotare l’edizione di alcune attrattive in più: un corredo di illustrazioni e l’utilizzo della carta e dell’inchiostro migliori. Per le illustrazioni, Manzoni pensò dapprima a Francesco Hayez (lo stesso autore del famoso “bacio”, che vedete qui sotto:)

La vicenda è ambientata in Lombardia tra il 1628 e il 1630, al tempo della dominazione spagnola. I protagonisti sono Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, due giovani operai tessili che vivono in una località del lecchese, nei pressi del lago di Como, allo sbocco del fiume Adda.

Ogni cosa è pronta per il matrimonio di Renzo e Lucia quando un signore del luogo, Don Rodrigo, scommette con il cugino Attilio che riuscirà ad esercitare lo jus primae noctis su Lucia (he wanted to sleep with her, before her wannabe husband Renzo…!)

Perciò il parroco del paese, don Abbondio, incaricato di celebrare il matrimonio, viene minacciato durante la sua solita passeggiata serale da due bravi di don Rodrigo, affinché non sposi i giovani.

In preda al panico, don Abbondio cede subito. Il giorno dopo imbastisce delle scuse a Renzo per prendere tempo e rinviare il matrimonio, non esitando ad approfittare della sua ignoranza per utilizzare come spiegazione frasi in latino.

 [ Please note: there is a difference between “Don” with capital D and “don”. Don means “Sir” (someone rich, in particular, o noble. See also Don Giovanni, by Mozart). On the contrary, “don” indicates a religious figure, like a priest (don Abbondio, in this case). ]

Renzo però, parlando con Perpetua, la domestica di don Abbondio (the help at a house of a priest is still now indicated as “perpetua”), la costringe a rivelare la verità. Si consulta così con Lucia e con sua madre, Agnese, e insieme decidono di chiedere consiglio a un avvocato, detto Azzecca-garbugli. (Still now, if you want to say “lawyer” ina  funny way, you can say: Azzecca-Garbugli: something like: “the knots solver”).

Azzeccagarbugli, inizialmente crede che Renzo sia un bravo, e come tale è disposto ad aiutarlo, ma appena capisce la situazione scaccia precipitosamente il giovane. Così i tre si rivolgono a padre Cristoforo, loro “padre spirituale”, cappuccino di un convento poco distante. Il frate decide di affrontare don Rodrigo, e si reca al suo palazzo; ma quegli accoglie con malumore il frate, intuendo il motivo della visita; Cristoforo tenta di farlo recedere dal suo proposito, ma viene cacciato via in malo modo.

Intanto Agnese propone ai due promessi un matrimonio a sorpresa, pronunciando davanti al curato le frasi rituali alla presenza di due testimoni. Con molte riserve da parte di Lucia, il piano viene accettato, quando fra Cristoforo annuncia il fallimento del suo tentativo di convincere don Rodrigo. Intanto don Rodrigo medita il rapimento di Lucia, e una sera alcuni bravi irrompono nella casa delle donne, che però trovano deserta: Lucia, Agnese e Renzo sono infatti a casa di don Abbondio per tentare di ingannarlo, ma falliscono, e si devono riparare al convento di fra’ Cristoforo, perché frattanto vengono a sapere del tentato rapimento. Contemporaneamente fallisce anche il rapimento di Lucia da parte dei bravi che sono messi in fuga dal trambusto scoppiato nel villaggio. 

Renzo, Lucia e Agnese giungono al convento di Pescarenico dove padre Cristoforo espone loro i suoi progetti: Renzo si rifugerà presso il convento dei cappuccini a Milano dove cercherà padre Bonaventura, mentre Lucia troverà aiuto dal padre guardiano del convento nei pressi di Monza. 

Giunta al convento “pochi passi distante da Monza”, Lucia viene accompagnata dal padre guardiano al convento di Monza dove vive Gertrude, la “signora” (la cui storia è ispirata a quella di suor Maria Virginia de Leyva) che prende la giovane sotto la sua protezione. Dopo l’incontro con Lucia, Manzoni racconta la biografia della monaca di Monza.

Gertrude è figlia di un principe feudatario di Monza di cui il narratore, seguendo l‘“Anonimo”, tralascia il nome. Per conservare intatto il patrimonio del primogenito si era deciso prima ancora che nascesse che sarebbe entrata in convento. L’educazione della bambina è continuamente orientata a convincerla che il suo destino di monaca sia il più desiderabile. Divenuta adolescente però, Gertrude comincia a dubitare di tale scelta. Tuttavia, un po’ per timore, un po’ per riconquistare l’affetto dei genitori, compie i vari passi previsti per diventare monaca. In convento soggiace alle attenzioni di Egidio, uno “scellerato di professione”, in una relazione che avviluppa la “sventurata”, colpevole non meno che vittima, in un gorgo di menzogne, intimidazioni, ricatti - proferiti e subiti - e complicità, anche nell’omicidio di una conversa che minacciava di far scoppiare lo scandalo rivelando la tresca.

Renzo, a Milano, non potendo subito ricoverarsi nel convento indicatogli da Fra’ Cristoforo, dato che padre Bonaventura è in quel momento assente, rimane coinvolto nei tumulti scoppiati in quel giorno per il rincaro del pane. Renzo si fa trascinare dalla folla e pronuncia un discorso in cui critica la giustizia, che sta sempre dalla parte dei potenti. È tra i suoi ascoltatori un “birro” in borghese, che cerca di condurlo in carcere ma Renzo, stanco, si ferma in un’osteria, dove il poliziotto viene a conoscenza, con uno stratagemma, del suo nome. Andato via costui, Renzo si ubriaca e rivolge nuovi appelli alla giustizia agli altri avventori. L’oste lo mette a letto e corre a denunciarlo per proteggere i propri interessi. Il mattino dopo Renzo viene arrestato ma riesce a fuggire e si ripara nella zona di Bergamo, nella Repubblica di Venezia, da suo cugino Bortolo, che lo ospita e gli procura un lavoro sotto falso nome. Intanto la sua casa viene perquisita e viene fatto credere che sia uno dei capi della rivolta. Nel frattempo il conte Attilio, cugino di don Rodrigo, chiede a suo zio, membro del Consiglio Segreto, di far allontanare fra’ Cristoforo, cosa che il conte ottiene dal padre provinciale dei cappuccini. In questo modo padre Cristoforo viene trasferito a Rimini.

Don Rodrigo chiede aiuto all’Innominato (he, without a name) potentissimo e sanguinario signore, che però da qualche tempo riflette sulle proprie responsabilità, sulle vessazioni di cui si è reso autore o complice per attestare la propria autorità sui signorotti e al di là della legge, e sul senso della propria vita.

Costui fa rapire Lucia dal Nibbio, con l’aiuto di Egidio e la complicità di Gertrude, e Lucia viene portata al castello dell’Innominato. Lucia, terrorizzata, supplica l’Innominato di lasciarla libera e lo esorta a redimersi dicendo che “Dio perdona molte cose per un atto di misericordia”. La notte che segue è per Lucia e per l’Innominato molto intensa. La prima fa un voto di castità alla Madonna perché la salvi e quindi rinuncia al suo amore per Renzo. Il secondo trascorre una notte orribile, piena di rimorsi, e sta per uccidersi quando scopre, quasi per volere divino (le campane suonano a festa in tutta la vallata), che il cardinale Federigo Borromeo è in visita pastorale nel paese. Spinto dall’inquietudine che lo tormenta, la mattina si presenta in canonica per parlare con il cardinale. Il colloquio, giungendo al culmine di una tormentata crisi di coscienza che egli maturava da tempo, sconvolge l’Innominato, che si converte impegnandosi a cambiare vita e per prima cosa libera Lucia, che viene ospitata presso la casa di don Ferrante e donna Prassede, coppia di signori milanesi amici del Borromeo.

Intanto il cardinale rimprovera duramente don Abbondio per non aver celebrato il matrimonio. Poco dopo scendono in Italia i Lanzichenecchi, mercenari tedeschi che combattono nella guerra di successione al Ducato di Mantova, i quali mettono a sacco il paese di Renzo e Lucia e diffondono il morbo della peste. Molti, tra cui don Abbondio, Perpetua e Agnese, trovano rifugio nel castello dell’Innominato, che si è fatto fervido campione di carità.

Con i Lanzichenecchi entra nella penisola la peste: se ne ammalano Renzo, che guarisce, e don Rodrigo, che viene tradito e derubato dal Griso, il capo dei suoi bravi (che, contagiato anch’egli dalla peste, non godrà dei frutti del suo tradimento). Don Rodrigo viene portato dai monatti al Lazzaretto in mezzo agli altri appestati.

(qui sotto: il Lazzaretto Milano, ora distrutto. Solo la chiesa al centro, si è salvata)

Renzo, guarito, torna al paese per cercare Lucia, preoccupato dagli accenni fatti da lei per lettera a un suo voto di castità fatto quando era dall’Innominato, ma non la trova, e viene indirizzato a Milano, dove apprende che si trova nel Lazzaretto. Qui trova anche padre Cristoforo, indomito nel servizio sebbene segnato dalla malattia, che scioglie il voto di Lucia e invita Renzo a perdonare don Rodrigo, ormai morente.

Infine i due promessi si incontrano nel Lazzaretto di Milano, dove Renzo era andato alla ricerca di Lucia. Con l’aiuto di padre Cristoforo superano lo scoglio rappresentato dal voto di Lucia e tornano al loro paese dove don Abbondio prima tentenna, poi acconsente a celebrare le nozze (avuta conferma della morte di Don Rodrigo). Si trasferiscono infine nella bergamasca; Renzo acquista con il cugino una piccola azienda tessile e Lucia, aiutata dalla madre, si occupa dei figli. Hanno una prima figlia che chiamano Maria, come segno di gratitudine alla Madonna, e poi ne arriveranno altri.


Il significato dell’opera suggerito da Manzoni è che con la fede in Dio tutti i problemi e le disgrazie si possono superare. Manzoni, traslando le problematiche del suo tempo in questo contesto romanzesco lascia inoltre una morale di grande importanza: è il popolo, nella sua condizione povera e umile, il vero protagonista della storia. Dio istituisce secondo Manzoni una Provvidenza che non decide al posto dell’uomo, ma determina un perpetuo equilibrio, pertanto il popolo deve giustamente cercare di riscattarsi e reclamare il proprio diritto di vivere e lasciare un proprio segno nella storia.

THE STARTING OF THE BOOK:

IF YOU WANT TO READ IT:

In Italian:  http://www.letteraturaitaliana.net/pdf/Volume_8/t337.pdf

In English: http://www.gutenberg.org/files/35155/35155-h/35155-h.htm

VIDEOS:

In Italian : https://www.youtube.com/watch?v=S7rzD9Hdu7A

Please note: the above link is part 1 of a long serie! It’s worth following, though.


In Italian - a funny version: (showed at Italiano Espresso)

https://www.youtube.com/watch?v=Q1kdojMW1FM

Please note: the above link brings to a single episode, about the Monaca di Monza.

Have a great week!

29 Giugno 2014

Carissimi amici, last Sunday we talked about joys and struggles about being Italian American.

Such as having very generous Grandmas making you just one meatball, were you are not that much hungry:

A partire da questo sito, noi abbiamo fatto la nostra classifica personale.

1) And it was always a struggle getting your mom or nonna to actually join the table and eat.

2) You looked forward to struffoli, pignoli, and anginetti every Christmas.

3) When you were little, this was your favorite way to help.

4) You had coffee after every dinner, and it was always made in one of these.

5) And if you were really celebrating, it was sambuca with coffee beans. (con la mosca!)

6) And not to be THAT GUY, but you were on that Nutella tip long before it was trendy.

7) …and stocking up on so much sauce, which you called gravy.

FIG FEST E UN GIRO DEL NORTH SIDE 

Viviana è stata al Fig Fest in North Side, dove Mary Menniti ha parlato del giardino all’Italiana. Potete scoprire di più di come far crescere il tuo fico a Pittsburgh, e ad avere il tuo giardino Italiano tradizionale clikkando qui. L’evento si è tenuto nel Wigley Whiskey Garden. Un posto davvero interessante. 

Ma Viviana è andata anche a trovare Randy, a Randyland, nelle Mexican War Streets. Have you ever heard of Randyland?! Here some photos, in one of my blogs

It’s a great place and Randy will surely give you a tour, at any time of the day or of the night.

VOGLIA DI PANE FRESCO

Anche se questo è un blog sull’Italia, non posso non riportare questo posto, Francese, che ha del buonissimo pane fresco. E fa degli stupendi panini al prosciutto! But please, ask them with no butter, on the bread (if you want to be Italian, haha!)

Hanno anche dei dolci buonissimi, a “La Gourmandine Bakery”. Scoprite tutto sul loro sito

UN PO’ DI CIBO

Cibi citati domenica, from the memories of our friends:

  • POLPETTE al vapore (meatballs)

http://ricette.giallozafferano.it/Polpette-aromatiche-al-vapore.html

  • STRUFFOLI

http://www.struffoli.it/ricetta.htm

  • MACCARONI AND GRAVY

22 Giugno 2014

Ciao a tutti! La scorsa domenica abbiamo parlato di vacanze, visto che ormai Agosto è vicino e tutti gli italiani vanno in vacanza soprattutto ad Agosto. Oltre all’estate, l’Italiano fa vacanza a Natale (una settimana) e se è fortunatissimo anche a Pasqua.

Scoprite con me dove vanno, gli Italiani in vacanza, e cosa fanno.

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In Italia (che siate o no Italiani) si può passare due tipi di vacanze: la VACANZA CULTURALE o la VACANZA AL MARE. In MONTAGNA o in CAMPAGNA ci vanno ancora tante persone, soprattutto negli ultimi anni: la Comunità Europea ha creato programmi per aprire AGRITURISMI e supportare il commercio locale. In Agriturismo potrete mangiare bene e dormire in posti molto rustici (old style) e di qualità. Io personalmente gli adoro: è molto divertente fare vacanza in Agriturismo, con possibilità di escursioni e gite (hiking) o attività sportive varie.

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  • La Vacanza culturale la si fa seguendo le bellezze artistiche del nostro paese: si possono visitare città come Firenze o Roma, ma anche seguire dei percorsi ENOGASTRONOMICI, per gli amanti del vino e del cibo. Click here per vedere un sito web con esempi di tours enogastronomici.

Se volete fare una bella vacanza culturale, potete trovare ispirazione sul sito di Linea Verde, un programma della RAI (Televisione Italiana). Qui trovate il link dove potrete vedere le puntate, online dal vostro pc.

Il conduttore Patrizio Roversi è un comico, ma anche avido viaggiatore. Una persona molto simpatica e istruita.

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NELLA BORSA di chi viaggia “culturale”: Mappe, appunti, diario di viaggio, cannocchiale, macchina fotografica…

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  • La Vacanza al mare la si fa mettendo in borsa solo i “costumi da bagno” (bathing suit), un “telo mare”  ( a towel) e la propria musica nell’iPod. Non c’è bisogno di altro. Se siete dei bravi viaggiatori potete portare della protezione solare (sunscreen lotion) ma non è necessario, se si è “dare-devils”. 

Una volta arrivati in loco, fate il calcolo dei giorni che avete a disposizione e divideteli a metà: avrete il numero esatto dei giorni da passare sdraiati sulla schiena, e poi sulla pancia. Non dovrete fare altro che.. sunbathing!

L’inno /the anthem) di questo tipo di vacanza è “Tutti al mare, tutti al mare”, (click per vedere il video e sentire la canzone) con il suo testo molto semplice: «tutti al mare tutti al mare, a mostrare le chiappe chiare”» (everybody at beach, everybody at the beach, just to show the white butts). Semplice, no?

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Ora vediamo invece un po’ di mete famose, in Italia, dove gli Italiani si ritrovano ogni Agosto. Sono per lo più posti di mare, ma è sempre possibile fare una vacanza culturale anche se c’è la spiaggia vicina.

By clicking on the name, you will be redirected to websites containing descriptions and info of the place.

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RIMINI

Qui siamo nella regione dell’Emilia Romagna. È un posto tra i preferiti per le vacanze al mare ( e per “mostrar le chiappe chiare”). Ma non lasciatevi ingannare: a Rimini c’è cibo buonissimo, bellezze storiche da vedere e molto divertimento (discoteche e bar).

Indicato per un pubblico giovane, ma anche per famiglie.

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RICCIONE

Sempre in Emilia Romagna. Simile a Rimini in termini di buon cibo (provate la “piadina romagnola”) e divertimento.

Per giovani, famiglie, e party animals.

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RAPALLO

Eccoci nella regione della Liguria: decisamente una vacanza di cultura e buon vivere. E vicino a Genova, una bellissima città che merita una visita di almeno un paio di giorni. Il Pesto è tipico della Liguria.

Passeggiate eccezionali!

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CINQUE TERRE

La meraviglia della Liguria è questo Parco dove ci sono 5 villaggi, da visitare. Heavy hiking though… but beautiful.

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PORTO FINO 

Ancora in Liguria: era un villaggio di pescatori, ora è una località da VIPs.

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FORTE DEI MARMI

Spostiamoci in Toscana: un posto di mare perfetto per le famiglia. Gli hotels sono sulla costa, mentre le case dei ricchi sono nell’entroterra. Perfetta per muoversi in bicicletta.

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VIAREGGIO

Sempre in Toscana: famosa per il Carnevale, ha anche un bel pezzo di Mar Tirreno. Aqua bassa e divertimento assicurato, per tutte le età.

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PORTO SANTO STEFANO

Uno dei miei posti preferiti, nella regione Toscana, in provincia di Grosseto (read: Grosseto County…). È nel Parco dell’Argentario. Se siete li, non perdetevi anche l'Isola del Giglio, che è una meraviglia. Purtroppo è anche dove la nave da Crociera Concordia è affondata. Per fortuna la stanno rimuovendo e non ci sono state perdite di carburante.

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SANTA TERESA DI GALLURA

Ora siamo in Sardegna, dove il mare è il più bello d’Italia, assieme a quello della Sicilia. La natura è mozzafiato e i posti.. bellissimi. Può essere un po’ costosa, ma ne vale la spesa!

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CEFALU’

Eccoci finalmente in Sicilia. Sono stata a Cefalù e l’ho adorata. È bellissima, si può fare mare, escursioni, andare in discoteca, mangiare bene… e tutto è molto economico, in genere. 

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ANZIO

Ora una meta “Romana”. Siamo in Lazio, adesso, la regione centrale che ha per capitale Roma. Questo è uno dei posti di Viviana! 

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CAPRI

Regione Campania (quella di Napoli). Uno dei posto più gorgeous che si possano trovare in sud italia. Una destinazione da VIPs da sempre. Uno scenario incredibile. Perfett per le lune di miele (honeymoons).

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PORTO CERVO

Torniamo in Sardegna, adesso, con una località da “ricchi sfondati” (extremely rich people). La natura e il mare sono bellissimi, e Porto Cervo vive di discoteche, locali, negozi, e yachts. Mettetevi il vostro bathing suit migliore!

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E con questo è tutto. Io mi sento di andare in vacanza. E voi?!

See you next Sunday!

8 Giugno 2014

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Ciao a tutti!

Domenica scorsa siamo stati raggiunti da nuovi amici ed e’ proprio il caso di dire che «La famiglia si e’ allargata» (the family got bigger).

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It was the perfect day to talk about… the Italian Family. Let’s see together how it is, and meet some of the most popular ones.

First, a little vocabulary and proverbs / way of sayings:

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nuora = daughter-in-law

genero = son-in-law

cognata / cognato = sister / brother-in-law

suocera / o : mother / father-in-law

prozia/o = great aunt/uncle

pronipote = grand niece AND grand nephew (unisex name)

bisnonna = great grandma

bisnipote = great grand-niece AND great grand-nephew

trisnonna = great great grandma

sorellastra = step-sister

fratellastro = step-brother

patrigno = step-father

matrigna = step-mother

padrino = the man who keeps the baby at the Baptism

madrina = the woman who keeps the baby at the Baptism

pater familias = legal term: who is in charge of a minor

padre padrone = funny way to indicate a despotic father

madre madrona = despite it is grammatically wrong (“madrona” is not correct) you can definitely have a despotic mother as well. This is a funny way to indicate her.

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Di Mamma ce n’e’ una sola

There is only one Mom

La madre degli idioti e’ sempre incinta

The mother of idiots, is always pregnant (it is said when you meet a lot of “not exactly smart people”. It happens. Often)

Mogli e buoi dei paesi tuoi

When it comes to choos your wive or your oxes, always pick them in your village (you cannot trust the others)

I panni sporchi si lavano in famiglia

The dirty clothes (=”bad facts”) have to be washed inside the house

Ogni scarrafone e’ bello a mamma sua

Every cockroach is handsome to its mother

Parenti serpenti

Relative, Snakes

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi

Christmas with your parents, Easter with whoever you please

Buon sangue non mente

Good blood, doesn’t lie (can be good or bad: you are assuming that a certain quality of characther is typical of a specific family).

La vipera che morsico’ mia suocera, mori’ avvelenata

The viper that bit my mother-in-law died poisoned

L’ozio e’ il padre dei vizi

Lazyness is the father of all the other vices 

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The renaissance was full of famous and rich Families:

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Al di fuori delle famiglie nobili, una grande famiglia “famosa” compare nella letteratura per ragazzi, con il romanzo “Il giornalino di Gianburrasca” scritto da Vamba (alias di Luigi Bertelli) nel 1907.

Giannino Stoppani è un pestifero bambino (a kid extremely active and messy) che «ne combina di tutti i colori» ( it causes a lot of problems ) a chiunque gli sia vicino.

It is very easy to imagine this kid, nicknamed “Gian Burrasca” (John-the-Storm) going around his relatives, causing the most amazing troubles to his family.

If you want to learn more, click here.

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Ho poi pensato di inserire la famiglia Agnelli e la famiglia Berlusconi, per rappresentare le famiglie ricche, famose e numerose.

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And now let’s move to the TV world: the most famous serie, in Italy, is “Un medico in famiglia” (A doctor in the family) which is a sweet serie of family adventures, struggles and funny moments. We are now at the 9th season! 

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A different type of family is the one of the Ragionier Fantozzi (the stereotype of the unlucky, miserable Italian accountant, exploited by the boss and treated very badly by the society). It was big in the 70’s and 80’s and now it’s a classic. There are many movies (comedies) with Fantozzi as protagonist, with his family of wife and ugly daughter (see small detail in the left corner of the slide). The “daughter” was actually played by a man. An ugly man…

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here a funny video that will explain you who Fantozzi is. Enjoy!

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"Casa Vianello" was a better comedy, more elegant, and very successful as well. Sandra Mondaini e Raimondo Vianello were really a couple, married since ever, and in the Italian TV since the beginning of it, basically. 

This show was about the daily adventures of the crazy wife, Sandra, and the calm husband, Raimondo. Raimondo was always trying to stay close to  some young girls, but never managed to do that. Sandra was alway assuming the wrong things, misbelieving that raimondo was really betraying her. At the end of every show, after many misunderstandings, usually the police would come and arrest someone (and then, once clarified the misunderstanding, everybody would go home). Every episode ends with Sandra complaining about her borign life (which is clearly never boring!) and Raimondo trying to read his Gazzetta dello Sport.

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Below, the most common Italian Last Names.

Diotallevi and Sperandio were last names given to the kids in the orphanage (100 years ago…).

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And I leave you with a very nice song, dedicated to every Mamma.

Ciao a tutti!

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25 Maggio 2014

On the last post I spoke about uniforms and police in Italy, but now it’s time to talk about women, specifically: « La Donna Italiana».

The following selection is just a beginning, but it’s definitely not complete. Nevertheless, you will discover the many ways to be an Italian Woman, since… the Ancient Romans! (Wikipedia)

POPPEA

Poppea Sabina (30 circa – Oplontis, 65) fu la seconda moglie dell’imperatore romano Nerone. Gli storici dell’antichità vedono in lei poche qualità (a parte la sua bellezza) e ne descrivono gli intrighi per diventare imperatrice. Ambiziosa e senza scrupoli, Poppea fu inizialmente l’amante favorita di Nerone. Si dice che Agrippina, la madre di Nerone, vide il pericolo e cercò di persuadere il figlio a liberarsi di lei. Questa disputa su Poppea fu uno dei motivi per cui infine Nerone uccise la madre. Con Agrippina fuori scena, l’influenza di Poppea sull’imperatore divenne tale che le sue pressioni indussero Nerone a divorziare (e poi a far giustiziare) dalla prima moglie Claudia Ottavia, allo scopo di sposare Poppea, nel 62. La nuova imperatrice fece uccidere o esiliare molti altri sfortunati che cercarono di sfidarne il potere. L’ex tutore di Nerone, Seneca, si ritiene fu tra le sue vittime.

Secondo alcuni storici,  Poppea fu verosimilmente una donna assai colta ed intelligente, legata al marito da un tenero affetto ricambiato. Godette di profonda stima da parte di Nerone che la consultò spesso in merito a questioni assai delicate. E se in alcune iniziative non riuscì a mitigare, se non in minima parte, gli eccessi di Nerone, non bisogna per questo ritenere che sia stata lei l’ispiratrice di quegli efferati delitti che le spianarono la strada verso il potere assoluto. Poppea servì solo come capro espiatorio. (Wikipedia)

LUCREZIA

Secondo la versione di Livio sulla istituzione della Repubblica, l’ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo aveva un figlio di nome Sesto Tarquinio.
Durante l’assedio della città di Ardea, i figli del re assieme ai nobili, per ingannare il tempo si divertivano a vedere ciò che facevano le proprie mogli durante la loro assenza, tornando nascostamente a Roma.
Collatino sapeva che nessuna moglie poteva battere la sua Lucrezia in quanto a pacatezza, laboriosità e fedeltà. Così portò con sé gli altri nobili, tra cui Sesto Tarquinio, a vederla, nel pieno della notte, e poterono constatare che Lucrezia stava pacatamente tessendo la lana, con le sue ancelle, mentre le nuore del re si divertivano in banchetti e orge.
Tito Livio racconta che Sesto Tarquinio, invitato a cena da Collatino, conobbe la nobildonna e se ne invaghì per la bellezza e la provata castità. Fu così preso dal desiderio di averla a tutti i costi. Qualche giorno più tardi, Sesto Tarquinio, all’insaputa di Collatino, andò a Collatia da Lucrezia che lo accolse in modo ospitale, non sapendo quali fossero le sue reali intenzioni. Terminata la cena, andò a coricarsi nella stanza degli ospiti. Nel pieno della notte, colto da estrema passione, decise di recarsi nella stanza di Lucrezia con la spada. La immobilizzò dicendole:
« Lucrezia chiudi la bocca! Sono Sesto Tarquinio e ho una spada in mano. Una sola parola e sei morta! »
(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 58.)
La povera donna, colta da terrore, capì che rischiava la morte, mentre Sesto le dichiarava il suo amore, alternando suppliche a minacce. Vedendo che Lucrezia era irremovibile, la minacciò che l’avrebbe uccisa e che l’avrebbe disonorata, sgozzando un servo e mettendoglielo nudo accanto. Lucrezia di fronte a una tale minaccia, cedette e acconsentì ad essere violata nell’onore. Sesto ripartì soddisfatto di quanto aveva compiuto. Lucrezia allora, inviò un messaggero al padre a Roma ed al marito ad Ardea, pregandoli di venire da lei al più presto, insieme ad un amico fidato, poiché era successa una cosa tremenda. Arrivarono dalla donna Spurio Lucrezio insieme a Publio Valerio, figlio di Voleso, e Collatino insieme a Lucio Giunio Bruto. Giunti i suoi cari, in lacrime spiegò l’accaduto e si trafisse il petto con un pugnale che nascondeva sotto la veste.  (Wikipedia)

SANTA CHIARA

Santa Chiara, al secolo Chiara Scifi (Assisi, 1193 circa – Assisi, 11 agosto 1253), è stata una religiosa italiana, collaboratrice di san Francesco e fondatrice delle Monache Clarisse: è stata dichiarata santa da papa Alessandro IV nel 1255 nella Cattedrale di Anagni. Il 17 febbraio 1958 venne dichiarata da papa Pio XII santa patrona della televisione e delle telecomunicazioni.

Nella notte della domenica delle Palme del 1211 o 1212, quando ha solo 18 anni, Chiara fugge da una porta secondaria della casa paterna, situata nei pressi della cattedrale di Assisi, San Rufino. Subito raggiunge Francesco d’Assisi e i primi frati minori presso la chiesetta di Santa Maria degli Angeli, già da allora comunemente detta la Porziuncola, dipendente dal monastero di San Benedetto al Subasio. A sottolineare la sua condizione di penitente, Francesco le taglia i capelli, le dà una tunica e la fa entrare nel monastero benedettino di San Paolo delle Badesse presso Bastia Umbra a 4 chilometri da Assisi, per poi cercarle ricovero presso un altro monastero benedettino alle pendici del monte Subasio: Sant’Angelo di Panzo. Qui, al riparo dalle ire familiari, viene presto raggiunta dalla sorella Agnese.  (Wikipedia)

BEATRICE (PORTINARI)

Beatrice Portinari, detta Bice, maritata de’ Bardi (Firenze, 1266 circa – Firenze, 8 giugno 1290), è, secondo alcuni critici letterari, la figura storica dietro il personaggio dantesco di Beatrice.

La data di nascita di Beatrice è stata ricavata per analogia con quella presunta di Dante (coetanea o di un anno più piccola del poeta, che si crede nato nel 1265); la data di morte è ricavata dalla Vita Nuova di Dante stesso e forse non è altro che una data simbolica. Anche molte delle notizie biografiche provengono unicamente dalla Vita Nuova, come l’unico incontro con Dante, il saluto, il fatto che i due non si scambiarono mai parola, ecc.
Beatrice, figlia di un banchiere, si era imparentata con un’altra famiglia di grandi banchieri, i Bardi, andando in sposa ancora giovanissima, appena adolescente, a Simone, detto Mone. È recentissimo il ritrovamento di nuovi documenti nell’archivio Bardi su Beatrice e suo marito da parte dello studioso Domenico Savini

LUCREZIA BORGIA

Lucrezia Borgia (Subiaco, 18 aprile 1480 – Ferrara, 24 giugno 1519) fu la terzogenita di Papa Alessandro VI e della sua amante Vannozza de Candia dei Cattanei. Fu Duchessa di Ferrara dal 1502 alla sua morte.
Fin dagli undici anni fu soggetta alla politica matrimoniale collegata alle ambizioni politiche prima del padre e poi del fratello Cesare Borgia. Quando il padre ascese al soglio pontificio la dette inizialmente in sposa a Giovanni Sforza, signore di Pesaro, ma pochi anni dopo, in seguito all’annullamento del matrimonio, Lucrezia sposò Alfonso d’Aragona, figlio illegittimo di Alfonso II di Napoli. Un ulteriore cambiamento delle alleanze, che avvicinò i Borgia al partito filofrancese, portò all’assassinio di Alfonso, su ordine di Cesare.
Dopo un breve periodo di lutto trascorso a Nepi con il figlio avuto da Alfonso, Lucrezia partecipò attivamente alle trattative per le sue terze nozze, quelle con Alfonso d’Este, primogenito di Ercole duca di Ferrara, il quale dovette, pur riluttante, accettarla in sposa. Alla corte estense Lucrezia fece dimenticare la sua origine di figlia illegittima del papa, i suoi due falliti matrimoni e tutto il suo passato burrascoso; infatti, grazie alla sua bellezza ed alla sua intelligenza, si fece ben volere sia dalla nuova famiglia che dalla popolazione ferrarese.
Perfetta castellana rinascimentale, acquistò la fama di abile politica e accorta diplomatica, tanto che il marito arrivò ad affidarle la conduzione politica e amministrativa del ducato quando doveva assentarsi da Ferrara. Fu anche un’attiva mecenate, accogliendo a corte poeti e umanisti come Ludovico Ariosto, Pietro Bembo, Gian Giorgio Trissino e Ercole Strozzi.
Dal 1512, per le sventure che colpirono lei e la casa ferrarese, Lucrezia iniziò ad indossare il cilicio, s’iscrisse al Terz’ordine francescano, si legò ai seguaci di San Bernardino da Siena e di Santa Caterina e fondò il Monte di Pietà di Ferrara per soccorrere i poveri. Morì nel 1519, a trentanove anni, per complicazioni dovute ad un parto.  (Wikipedia)

ANITA GARIBALDI

La ragazza si mostrò emancipata sin dall’inizio: amante della natura, imparò presto a cavalcare. Non esitò a fare il bagno nuda nel mare, senza curarsi della reazione scandalizzata degli abitanti della località e della stessa madre, che reagì negativamente anche quando Ana, mentre raccoglieva granchi in riva al mare, fu toccata da un giovane ubriaco, e reagì sferrandogli un calcio, denunciandolo poi presso la gendarmeria. Lo zio Antonio, nello stesso periodo, la iniziò ai discorsi politici e agli ideali di giustizia sociale, in un Brasile governato dal pugno duro dell’impero.
Tutti questi atteggiamenti suscitarono attorno a lei numerose maldicenze, e la madre, sperando ricondurla alla ragione, le impose di sposare un calzolaio di Laguna, Manuel Duarte de Aguiar. Il matrimonio avvenne il 30 agosto 1835, il giorno stesso in cui la giovane compiva quattordici anni. 
Nel 1835 scoppiò la rivolta farroupilha, ossia la rivolta degli straccioni. La sommossa popolare segnò profondamente l’animo di Anita, che guardava con ammirazione i ribelli, sognando di poter un giorno compiere le loro stesse gesta. Dopo quattro anni, il 22 luglio 1839, i rivoluzionari conquistarono momentaneamente la città, e gran parte degli abitanti di Laguna si recò in chiesa per intonare un Te Deum di ringraziamento al Signore. La ragazza era tra loro. Fu in questa occasione che vide per la prima volta Giuseppe Garibaldi, anch’egli presente nel luogo sacro assieme agli altri protagonisti della rivoluzione.
Ricorda Garibaldi, nelle Memorie, come il giorno seguente i due si incontrarono nuovamente, e lui la fissasse intensamente dicendole «Devi essere mia». Questa frase, pronunciata in italiano (non conosceva ancora bene il portoghese), la legò a lui per sempre:
« Con quelle semplici parole avevo creato un legame che solo la morte doveva sciogliere. Avevo trovato un tesoro nascosto, ma un tesoro di tale prezzo da indurmi anche a commettere un delitto per possederlo, purché tutta la responsabilità dovesse cadere sopra di me. »
Da quel momento, dopo aver verosimilmente abbandonato il marito, Anita sarà la compagna di Garibaldi, la madre dei suoi figli e la compagna di tutte le sue battaglie. Combatterà sempre con gli uomini, e pare che venga spesso assegnata alla difesa delle munizioni, sia negli attacchi navali sia nelle battaglie terrestri. (Wikipedia)

ELEONORA DUSE

Eleonora Duse (Vigevano, 3 ottobre 1858 – Pittsburgh, 21 aprile 1924) è stata un’attrice teatrale italiana.
Fu una tra le più importanti attrici teatrali italiane della fine dell’Ottocento e degli inizi del Novecento simbolo indiscusso del teatro moderno, anche nei suoi aspetti un po’ enfatici.
Nel 1881 Eleonora Duse sposò Tebaldo Checchi, attore nella sua compagnia; l’unione, dalla quale nacque una bambina, Enrichetta, si rivelò presto infelice e terminò con una separazione definitiva. Nel 1884 la Duse si legò ad Arrigo Boito, che adattò per lei Antonio e Cleopatra di William Shakespeare. La relazione con Boito restò sempre segreta e durò, fra alti e bassi, per diversi anni: gli incontri avvenivano presso Ivrea al castello di San Giuseppe dimora di un comune amico, Giuseppe Bianchi. In questo periodo, l’attrice frequentò gli ambienti della Scapigliatura, ed il suo repertorio si arricchì anche dei drammi di Giuseppe Giacosa, amico di Boito. Ebbe una relazione con Lina Poletti che durò due anni.
Il momento fondamentale sia nella vita che nella carriera artistica di Eleonora Duse fu il definitivo incontro a Venezia, nel 1894, con Gabriele D’Annunzio, allora poco più che trentenne. Il tempestoso legame sentimentale ed artistico che si stabilì fra l’attrice e il giovane poeta durò una decina d’anni, e contribuì in modo determinante alla fama di D’Annunzio. Eleonora Duse, già celebre ed acclamata in Europa e oltre oceano, portò infatti sulle scene i drammi dannunziani (Il sogno di un mattino di primavera, La Gioconda, Francesca da Rimini, La città morta, La figlia di Iorio), spesso finanziando ella stessa le produzioni e assicurando loro il successo e l’attenzione della critica anche fuori dall’Italia. Ciò nonostante, nel 1896 D’Annunzio le preferì Sarah Bernhardt per la prima rappresentazione francese de La ville morte.
La sua amicizia con Isadora Duncan con la quale si incontrava nelle tournée europee fu molto “chiacchierata”.[senza fonte] Negli anni novanta, Eleonora Duse portò sulle scene italiane i drammi di Ibsen, Casa di bambola, La donna del mare, Hedda Gabler e Rosmersholm. Quest’ultimo, in particolare, fu da lei ripreso anche al Théâtre de l’Oeuvre di Parigi (1898) con la regia di Lugné-Poe, e in un memorabile allestimento con le scene di Edward Gordon Craig (1906). Nel 1909 Eleonora Duse abbandonò il teatro.
Pochi anni dopo, nel 1916, interpretò il suo unico film, Cenere, tratto dall’omonimo romanzo di Grazia Deledda. Tornata sulle scene nel 1921, si spense nel corso dell’ultima tournée americana, a Pittsburgh, il 21 aprile 1924. È sepolta nel cimitero di Asolo, secondo la sua volontà. Dopo la sua morte, a suo nome sono stati intitolati numerosi teatri, oltre a scuole e toponimi in varie città italiane. Inoltre, in mostra in importanti musei in tutto il mondo, è stato esposto il guardaroba dell’attrice restaurato da Fausto Sarli. Le è stato dedicato un cratere di 30 km di diametro sul pianeta Venere.  (Wikipedia)

MARIA MONTESSORI

Maria Montessori (Chiaravalle, 31 agosto 1870 – Noordwijk, 6 maggio 1952) è stata una pedagogista, filosofa, medico, scienziata, educatrice e volontaria italiana, nota per il metodo che prende il suo nome, usato in migliaia di scuole materne, elementari, medie e superiori in tutto il mondo, ed è stata la prima donna a laurearsi in medicina in Italia.

La tomba di Maria Montessori a Noordwijk (Paesi Bassi). La scritta dice: Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo. (Wikipedia)

SILVANA MANGANO

GINA LOLLOBRIGIDA

SOFIA LOREN

MONICA BELLUCCI

SABRINA FERILLI

MARIA GRAZIA CUCINOTTA

CARLA BRUNI

Carla Gilberta Bruni Tedeschi, conosciuta come Carla Bruni, nome che lei continua ad utilizzare per la carriera artistica, o Carla Bruni-Sarkozy, che utilizza a seguito del matrimonio con Nicolas Sarkozy, (Torino, 23 dicembre 1967), è un’ex modella, cantautrice, attrice, giàPremière dame di Francia, italiana naturalizzata francese.

È la terza moglie dell’ex presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy, dal quale ha avuto una figlia, Giulia, il 19 ottobre 2011. Secondo la rivista Forbes è stata nel 2010 al 35º posto nella lista delle donne più potenti del mondo. (Wikipedia)

LUCIANA LITTIZZETTO

Luciana Littizzetto (Torino29 ottobre 1964) è un’attricecabarettistadoppiatriceconduttrice radiofonicascrittrice e conduttrice televisiva italiana

LE SIGNORINE BUONASERA

La locuzione signorine buonasera definisce le storiche annunciatrici della RAI - Radiotelevisione Italiana[1] anche se, per estensione, può essere estesa alle annunciatrici delle TV private che, attraverso le syndication televisive hanno avuto una notorietà nazionale per poi diventare anch’esse reti televisive nazionali.

Sono ricordate per il saluto con cui aprivano l’annuncio:

« Signore e signori, buonasera … »

Per moltissimi anni questo ruolo è stato, nella televisione italiana, esclusivamente appannaggio delle donne, sia nella tv pubblica sia nelle televisioni commerciali nazionali e locali sia nelle piattaforme satellitari, a differenza delle altre televisioni europee dove l’annuncio dei programmi era fatto anche da uomini (ad esempio nella TVE, la TV pubblica spagnola); l’unica eccezione si è verificata tra il 5 luglio 2009 e il 2010, quando la Rai ha assunto Livio Beshir come annunciatore di Rai 2.

LE VELINE

The term velina is a term in Italian journalism which indicates a news item, typically released by some governative environment, stating an official statement about something, even if clearly different from reality. This term, originating in the 1920s during Fascism, parodies the official information system, which was submitted to the regime.

Inside the TV show Striscia la Notizia, the veline are two young women in their early twenties (one blonde, the other brunette), who recall the dancing stars of the variety show. Initially, they came onstage to hand the news to the hosts; today they perform short dance breaks or stacchetti, always finishing up on the news anchors’ desk.

The names of the veline for each season of Striscia are announced after a long beauty pageant during the summer. The program is called Veline. A similar program, “Velone” (which means “big veline”), is a contest for women in their 60s (although some are nearly 100). As in “Veline,” the women dance and perform in brief sketches. 

18 Maggio 2014

Dear friends, last Sunday we spoke of which types of uniforms you could find in Italy. We won’t enter in too many militar details, but we will focus on the clothes. Because Italy is fashionable also in those!

You will see also the different typologies of cars. So that you know what to ask, to each official, when visiting our beautiful country.

Enjoy!

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Let me start with a nice image of the “Frecce Tricolore”. Please consider it as a uniform for our sky. Our boys up there are really talented!

See them here.

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Sono attualmente impegnati in missioni di pace e aiutano popolazioni in difficoltà. Si occupano anche di missioni speciali, come Viviana ci ha raccontato. Per esempio: accompagnare a Pittsburgh (al Children’s Hospital) Giorgia, una bellissima bambina che sta cercando di curarsi da una malattia rarissima e terribile. Ecco una foto dell’estate 2013:

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« La fondazione del corpo fu dapprima ideata a Cagliari nel giugno 1814 da Vittorio Emanuele I di Savoiare di Sardegna, concretizzatasi il 13 luglio 1814, una volta rientrato a Torino, con la promulgazione delle Regie Patenti,[2] allo scopo di fornire al Regno un corpo di polizia simile a quello francese della Gendarmerie

È una forza militare di polizia (gendarmeria) in servizio permanente di pubblica sicurezza. Per via della sua doppia natura di forza militare e forza di polizia le sono devoluti compiti militari in cui concorre alla difesa del territorio italiano, garantisce la sicurezza delle rappresentanze diplomatiche italiane all’estero, partecipa alle operazioni militari in Italia e all’estero sulla base della pianificazione d’impiego stabilita dal capo di stato maggiore della Difesa, esercita le funzioni di polizia militare nonché, ai sensi dei codici penali militari, di polizia giudiziaria militare alle dipendenze della giustizia militare. Nell’ambito dei poteri dipolizia esercita le funzioni di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza alle dipendenze funzionali del ministro dell’Interno

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Contro le frodi fiscali.

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C’è anche la Lamborghini della Polizia!

«In December 2004, two L140 Gallardos were donated to the Italian police in honour of the force’s 152nd anniversary, one came from Automobili Lamborghini SpA while a second was donated by an independent organization.

The Gallardo Police Cars are used by the traffic police (Polizia Stradale) during emergencies and alarm situations on the Salerno-Reggio Calabria highway, also under the powers of the special safety operative which is already being employed along that tract of highway and, above all, for the transport of body organs destined for transplantation.» (Wikipedia)

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La polizia nelle prigioni.

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Proteggono l’ambiente e gli animali che sono protetti dalla legge. Vegliano sulla stagione di caccia (hunting season) e cercano di prevenire gli incendi.

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The italian Firemen

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Proteggono l’ordine pubblico in mare e in zone marittime.

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La polizia “locale” è composta di “vigili urbani” che, principalmente, fanno le multe (they ticket you) se parcheggi dove non si deve. Watch out! 

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La Guardia svizzera pontificia è un corpo armato fedelmente al servizio del papato dal 22 gennaio1506. Si tratta dell’unico corpo di guardie svizzere ancora operativo.

La Guardia svizzera pontificia è attualmente composta di 110 uomini e si occupa della vigilanza, della sicurezza e della protezione del papa all’interno del Palazzo Apostolico e durante i suoi viaggi, oltre che dei servizi d’onore durante le udienze e i ricevimenti.

La Guardia svizzera presiede, congiuntamente con il Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano, alle cerimonie nella basilica di San Pietro e nell’aula Paolo VI; si occupa inoltre del controllo degli accessi in Vaticano e, durante la sede vacante, della protezione del collegio cardinalizio.

La diffusa opinione che l’uniforme sia stata disegnata da Michelangelo, dovuta anche al fatto che l’artista si trovava a Roma all’arrivo del primo contingente di soldati elvetici, è tuttavia una sorta di leggenda: l’attuale divisa, infatti, è stata concepita dal comandante Jules Repond agli inizi del XX secolo, ispirandosi alle divise storiche e all’opera di Raffaello.

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« Gli Alpini sono le truppe da montagna dell’Esercito Italiano, come lo erano per il Regio Esercito, e rappresentano una specialità dell’arma di fanteria specializzata nella guerra sui terreni montani. Queste truppe, sono attualmente organizzate sostanzialmente su due brigate operative inquadrate nel Comando truppe alpine.

Formatisi il 15 ottobre 1872, gli Alpini sono il più antico corpo di fanteria da montagna attivo nel mondo, originariamente creato per proteggere i confini montani settentrionali dell’Italia con Francia, Impero austro-ungarico e Svizzera. Nel 1888 gli Alpini furono inviati alla loro prima missione all’estero, in Africa, continente nel quale sono tornati più volte nella loro storia, per combattere le guerre coloniali del Regno d’Italia. Essi si sono distinti durante la prima guerra mondiale, quando furono impiegati nei combattimenti al confine nord-est con l’Austria-Ungheria, dove per tre anni dovettero confrontarsi con le truppe da montagna austriache e tedesche, rispettivamente Kaiserschützen e Alpenkorps, in quella che da allora è diventata nota come la “guerra in alta quota”. Durante la seconda guerra mondiale, gli alpini combatterono a fianco delle forze dell’Asse principalmente nei Balcani (nel difficile teatro greco-albanese) e sul fronte orientale, dove, impegnate sulla linea del Don invece che nel Caucaso come inizialmente previsto, subirono perdite gravissime durante la battaglia difensiva e la tragica ritirata dell’inverno 1942-1943.

A causa della riorganizzazione dell’Esercito Italiano dopo la fine della guerra fredda, nel 1990 tre delle cinque brigate alpine e molte unità di supporto furono sciolte. Dal 2003 gli Alpini sono impegnati in Afghanistan. » (Wikipedia)

Gli Alpini sono un corpo impegnato anche in caso di terremoti, accorrendo sempre pronti a dare una mano.

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Qui sopra, il Cappello dell’Alpino, con la distintiva “penna” (feather) lunga circa 25–30 cm. È portata sul lato sinistro del cappello, leggermente inclinata all’indietro, di corvo, nera, per la truppa, di aquila, marrone, per i sottufficiali e gli ufficiali inferiori e di oca bianca per gli ufficiali superiori e generali.

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Poche settimane fa c’è stata una adunata (a gathering of soldiers) in Pordenone. It was possible to get very cool merchandise. If you want to buy it, you can find it here.

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Qui invece trovate un po’ di canzoni da una playlist su YouTube.

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Metto anche la bella canzone “La Bandiera del Tricolore”. Ecco il video

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Per concludere, ecco i numeri da chiamare in caso di emergenza, in Italia:

112 carabinieri

113 polizia

114 emergenza infanzia

115 vigili del fuoco

117 guardia di finanza

118 emergenza sanitaria

1515 emergenza ambientale

1530 emergenza in mare

11 Maggio 2014

AUGURI MAMME!

Happy Mother’s day to all the mothers in the world. Because “di Mamma, ce n’è una sola” (Mom: she’s unique!)

Domenica scorsa, con Viviana, abbiamo parlato di feste e festival Italiani, e di molti modi per radunarsi (the many ways for people to get together).

First though, two photos  from the successful Pittsburgh Folk Festival, which took place on Friday May 9th:

A LITTLE VOCABULARY ABOUT GETTING TOGETHER

Festa = Party, Celebration (also for your Birthday, but the “Festa della Birra” is very popular, everywhere, over summer for example.

Festival = usually for more than one days, dedicated to a cultural event (or musical event, like the Festival di Sanremo).

Festicciola = small party, tipically private

Sagra = Celebration in small villages, usually about food

Sfilata = An event in which people walk pretty much in line, or anyway ordered, usually with costumes (e.g : a Sfilata Rinascimentale). You could also find “sfilate di moda” which are completely different: those are fashion events on catwalks.

Parata = typically with music from bands playing as they walk; the parata goes along the streets, with people supporting a cause or an organization.

Manifestazione = mainly about people fighting for a cause. You would see many boards and “striscioni” with mottos to defend rights or ideas. In general, it can be used for any gathering around a specific theme.

Processione = religious event, with people walking in a route around a village, or small city, after the statue of a Saint. The statue is typically carried by men, following the priest. 

Corteo = the term come from “corte”, which is the world in which kings and queens lived. It means a long procession of people, following the “special ones”. Nowadays, you can find a corteo nuziale (for marriages) or a corteo funebre (following the hearse)

Palio = any event, usually in historical contexts, in which there are races and games with prizes to win. It typically involves teams selected after the neighborhoods of a village. The most famous is the Palio di Siena.

Palio means also the prize itself. If something is “in palio” (for example, also in a lottery) it means that that is what you can win.

PALIO DELLA RANA - A RACE WITH FROGS

The Sunday after Easter, called Sunday “in albis” (which means “in white”) the Palio della Rana takes place in Fermignano, a small village in the region Marche. The seven neighborhoods of Fermignano will compete in the race pushing a wheelbarrow on which is located a frog.

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A truly unique race, recognized by the “Federazione Italiana Giochi Storici” (Italian Federation of Historical Games) and the Federazione Italiana delle Rievocazioni Storiche (Italian Federation of Pageants) as a real historic tournament.

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Around the event, that goes back to 1607 to celebrate the birth of the first Municipal Council of Fermignano, the little village dresses up, and for the whole weekend its streets seem to have stepped back in time: historical costumes, performances of street artists, jugglers and musicians, comedians and poets, flea markets, antique games, falconry shows, parade evocating the ducal court of Urbino of the ‘600; drums, flag, the opening of old taverns, the “street of taste” with a display of local food and wine and the “artistic craft market” with an exhibition of local handicrafts and ethnic wood, metal, ceramics, leather, wax, cloth, many of which dedicated to the frog: the star of the party.

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In this colorful and fun atmosphere take place the elimination matches, the semi-finals and then the finals of the “scarriolanti” (those who drive the wheelbarrow ) of the Palio della Rana: the goal is to run for 170 meters towards the finish line, carrying a frog on a wheelbarrow. Of course, the frog must get to the finish on top of the wheelbarrow: if it jumps off the athlete has to put it back on the wheelbarrow and keep running. Not easy! 

In order to participate you need speed, direction, skill in conducting the wheelbarrow, coolness, determination and a lot of luck in finding the right frog who decides to enjoy the ride on the wheelbarrow up to the goal. The festival ends with fireworks show l’ “incendio della Torre e del Ponte” (the fire of the Tower and the Bridge), a fascinating play of fireworks that seem to ignite the two oldest architectural symbols of Fermignano, the medieval tower and the Roman bridge.

To all visitors, this is an opportunity for a weekend in the beautiful region of Marche and the discovery of ancient atmospheres, sounds, flavors and colors that will brighten and warm the heart.

Ci vediamo domenica prossima! Ciao ciao

4 Maggio 2014

Cari amici, domenica scorsa ci siamo immersi nel magico mondo dei detti Latini. Gli Antichi Romani ne sapevano moltissimo, in fatto di vita.

A turno, tutti hanno pescato un bigliettino piegato, e una volta aperto, hanno trovato un detto in Latino, tradotto in Italiano, che poi dovevano ri-tradurre in inglese.

Provate anche voi! E seguite anche qualche consiglio, che non fa mai male. Enjoy!

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S.P.Q.R

Senātus Populusque Rōmānus

 [these letters were put on every building and place conquered by Romans. It was the symbol of the empire.]

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[ This above is another symbol of Rome: the female of wolf giving nourishment to Romolo e Remo. Below, a funny version according the people from the north of Italy…]

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  • Semel in anno licet insanire

(Almeno una volta l’anno si può impazzire)

  • Amicum secreto admone, palam lauda

(Ammonisci l’amico in segreto e lodalo in pubblico)

  • In medio stat virtus

(La Virtù risiede nella via di mezzo)

  • Qui non est mecum contra me est

(Chi non è con me è contro di me)

  • Historia magistra vitae

(La storia è maestra di vita)

  • Roma caput mundi

(Roma capitale del mondo)

  • Amicus verus rara avis

(Vero amico, uccello raro)

  • “Non exiguum temporis habemus, sed multum perdidimus”

(Il tempo non ci manca, eppure ne sprechiamo molto)

  • Gutta cavat lapidem

(La goccia scava la roccia)

  • Mater artium necessitas

(La necessità è madre delle arti)

  • Facta non verba

(Fatti, non parole!)

  • Nemo propheta in patria

(Nessuno è profeta in patria)

  • Repetita iuvant

(Le cose ripetute giovano)

  • Fortuna caeca est

(La fortuna è cieca)

  • Summus Ius, summa iniuria

(Massima applicazione della legge, massima ingiustizia)

 

  • Nemo potest duobus dominis servire

(Nessuno può servire due padroni)

  • Bene vixit qui bene latuit

(Ha vissuto bene chi ha saputo stare ben nascosto)

  • Veni vidi vici

(Venni, vidi, vinsi)  by Giulio Cesare

  • Verba volant, scripta manent

(Ciò che è detto se ne vola via, ciò che è scritto rimane)

  • Errare humanum est, perseverare diabolicum

(Sbagliare è umano, perseverare è diabolico)

  • Qui gladio ferit, gladio perit

(Chi di spada ferisce, di spada perisce)

  • Frangar, non flectar

(Mi spezzerò ma non mi piegherò)

  • Risus abundat in orae stultorum

(Il riso abbonda sulla bocca degli stolti)

  • Mens sana in corpore sano

(Mente sana nel corpo sano)

  • Audaces fortuna iuvat

(La fortuna aiuta gli audaci)

  • Carpe diem

(Cogli l’attimo)

  • Omnia vincit amor

(Tutto vince l’amor)

  • Alea iacta est

(Il dado è stato tratto) by Giulio Cesare

  • Verae amicitiae sempiternae sunt

(Le vere amicizie sono eterne)

27 Aprile 2014

Oggi tutti in Sicilia!

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Dear friends, today Viviana brought us in Sicily and… in its kitchen! We learned about wonderful Sicilian places and about a Sicilian recipe. We did it with a sort of game, to discover every step from the eggplants, to… paradise! 

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SEGESTA

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La data della fondazione non è conosciuta, ma da documenti risulta che la città era abitata nel IV secolo a.C. Lo storico greco Tucidide narra che i profughi troiani, attraversando il Mar Mediterraneo, giunsero fino in Sicilia, e fondarono Segesta, chiamata Aegesta, ed Erice.

Gli elementi più significativi di Segesta sono il teatro, il tempio ed il santuario di contrada Mango. Essi rappresentano ovviamente le funzioni del culto, delle rappresentazioni e della politica. 
Delle altre componenti della città si conoscono le mura con l’articolata Porta di Valle, alcuni quartieri residenziali e alcuni monumenti pertinenti Segesta medievale (mura, castello, moschea e borgo sommitale)
Il teatro fu costruito o intorno alla metà del IV o nel II sec.a.C. (vi sono due teorie al proposito) in quel punto per le intrinseche qualità panoramiche dell’area cacuminale del monte Barbaro. Nel sito del teatro si trovava una grotta con materiale dell’età del bronzo, successivamente inglobata nella costruzione. Il teatro fu parzialmente scavato agli inizi del secolo e recentemente restaurato. E’ oggi parte della zona archeologica visitabile di Segesta e viene periodicamente utilizzato per rappresentazioni teatrali.

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ERICE

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L’origine di Erice risale a tempi assai lontani. È ritenuta di comune accordo tra gli storici città elima: è certo infatti che la vetta del monte Erice fu fondata dagli Elimi, popolazione di origine anatolica, profughi secondo il mito troiano. Essi fortificarono la cittadina intorno al VIII sec. a.C. e la resero un centro religioso di grande importanza.

Una leggenda narra che la zona era governata dal semidio Erice, figlio di Bute, uno dei compagni di Ulisse, e della dea Afrodite. Quando Erice venne a sapere che nei suoi territori era giunto in visita il potente Ercole, volle sfidarlo per stabilire chi dei due fosse il più forte.
Se Erice avesse perso, avrebbe consegnato tutti i suoi possedimenti ad Ercole. In caso contrario, Ercole avrebbe consegnato ad Erice le vacche sacre che egli portava con sé. 
Ma la fama di Ercole non mentiva ed egli ebbe la meglio su Erice.
Ercole tuttavia continuò il suo viaggio affidando il regno di Erice ai suoi stessi abitanti.

Il vino Erice:  Erice è un vino DOC istituito con decreto del 20/10/04 pubblicato sulla gazzetta ufficiale. Abbraccia vini prodotti nell’area collinare circostante il territorio dell’agro ericino, i cui vigneti sono situati tra i 200 e i 650 metri d’altitudine,

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AGRIGENTO

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Il Parco, ampio circa 1300 ettari, conserva uno straordinario patrimonio monumentale e paesaggistico che comprende i resti dell’antica città di Akragas e il territorio ad essa circostante sino al mare. Nella Valle dei Templi, dichiarata nel 1997 dall’Unesco “patrimonio mondiale dell’umanità”, si trova uno dei maggiori complessi archeologici del Mediterraneo, immerso in un paesaggio agricolo di rara bellezza prevalentemente costituito da ulivi centenari e mandorli. Akragas fu una delle più importanti colonie greche della Sicilia, estesa circa 450 ettari, fondata circa il 582 a.C. da coloni provenienti dalla vicina Gela e da Rodi.

Potete anche vedere il Museo vivente del mandorlo: una collezione della biodiversità del mandorlo in Sicilia; una “ banca genetica” delle diverse varietà siciliane di mandorlo. E’ stato realizzato nel 1997 su iniziativa dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e Ambientali e del Dipartimento di Colture Arboree dell’Università di Palermo e con il contributo della Provincia Regionale di Agrigento. Si estende su una superficie di 5 ettari, nel “cuore”della Valle dei Templi di Agrigento. Ospita circa 200 varietà di mandorlo provenienti dalle diverse province siciliane. La principale finalità del Museo è quella di conservare in vita il patrimonio genetico delle antiche varietà di mandorlo molte delle quali rischiano di scomparire, sia per l’abbandono delle colture nelle colline dell’entroterra siciliano, sia per la introduzione di varietà provenienti da altre realtà agricole italiane ed europee.

Oltre alla conservazione della biodiversità, il Museo del Mandorlo ha anche la funzione di: studiare la diversità genetica del mandorlo in Sicilia, individuando quelle varietà che meglio si prestano a mantenere l’eccellenza qualitativa e gustativa della tradizione pasticcera siciliana; mostrare, con finalità didattiche, le tecniche colturali dell’agricoltura tradizionale dell’agrigentino; contribuire alla salvaguardia ed alla valorizzazione del paesaggio della Valle dei Templi fornendo opportunità per la sua conoscenza e fruizione al turismo culturale, ecologico e didattico. 

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ENNA

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Enna è un comune italiano di 27.867 abitanti[3], capoluogo della provincia omonima in Sicilia.

Denominata Castrogiovanni fino al 1926, anno in cui riprese l’antico nome di Enna. Nota per essere ilcapoluogo di provincia più alto d’Italia, per via dell’altitudine del centro abitato che si attesta a 931 m presso il Municipio, raggiunge i 992 m al Castello di Lombardia, l’antica acropoli.

La città è stata definita Urbs Inexpugnabilis, dai romani per la sua imprendibilità, Ombelico di Sicilia, per la sua centralità geografica rispetto all’Isola, e Belvedere di Sicilia, per le vedute panoramiche che da qui si hanno nelle varie direzioni.

Nei tre millenni precedenti è stata roccaforte quasi inespugnabile di sicani, greci, romani, bizantini, arabi,normanni, svevi e aragonesi. Enna conserva il castello, la Rocca di Cerere ed il Duomo. È sede dell’Università Kore.

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CALTAGIRONE

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A 68 km da Catania e a 608 m. sul livello del mare, Caltagirone domina la piana di Catania e Gela ad anfiteatro tra i Monti Iblei e i Monti Erei.

Durante l’inverno la pittoresca posizione geografica e la forte escursione termica tra il giorno e la notte danno spesso origine ad una fitta nebbia, familiarmente detta “a paisana”.

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Terra ricca di argilla, Caltagirone è conosciuta nel mondo per la produzione artigianale della ceramica che ancora oggi impegna centinaia di artigiani. L’arte della maiolica ha origini antichissime: i primi forni risalgono, infatti, all’epoca musulmana e ai normanni e testimoniano di un’attività che non si è mai spenta nel corso dei secoli. 

Nel tempo gli artigiani, detti cannatari, hanno perfezionato la tecnica esecutiva e decorativa dando prova di grande originalità, conservando, tuttavia, i motivi moreschi e i colori della tradizione (turchino, verde ramino, giallo oro, manganese). 

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PIAZZA ARMERINA (despite the name, it’s not a “square”!!)

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Piazza Armerina (Ciazza nella parlata locale Gallo-italica, Chiazza in siciliano) è un comune italiano di 22.004 abitanti della provincia di Enna in Sicilia.

Già comune in provincia di Caltanissetta, quando la provincia di Enna non era ancora stata istituita, poi entrata a far parte di quest’ultima provincia, è patrimonio dell’UNESCO dal 1997 per la sua Villa del Casale, un’antica residenza estiva romana, che ci ha lasciato importantissime tracce archeologiche.

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Tra i mosaici più importanti ricordiamo il grande mosaico della Grande Caccia, in cui è raffigurata la cattura di animali selvatici in Africa, un continente allora ancora poco conosciuto, il cosiddetto  mosaico delle “Ragazze in bikini”, nel quale per la prima volta nella storia viene presentata una donna in “due pezzi” e infine la scena erotica, in cui si scorgono due amanti seminudi abbracciati.

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La Villa del Casale risale ad un’età compresa fra la fine del terzo e l’inizio del quarto secolo d.C. Per quanto riguarda il proprietario dell’abitazione, si ritiene che si tratti di una residenza estiva dell’Imperatore Massimiliano Erculio, oppure la dimora di un governatore della Sicilia del IV secolo; o infine ancora, quella di un esattore delle tasse.

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RAGUSA

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Nota come “l’isola nell’isola” o come “l’altra Sicilia”, Ragusa ha una storia diversa dal resto dell’isola. Le origini di Ragusa risalgono al periodo Neolitico e i primi insediamenti al XX secolo a.C. Dai Sicani il territorio passa ai Siculi secondo quanto narra la leggenda. 

Con l’arrivo dei Romani, la città insieme a Modica diventa decumana, con l’obbligo di pagare la decima parte dei raccolti. Circondata da un muro di cinta sotto il dominio dei Bizantini nel 700 d.C., Ragusa viene poi conquistata dagli Arabi a partire dal IX secolo, dopo lunghe guerre contro la popolazione iblea.

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NOTO

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Le vie della città sono intervallate da scenografiche piazze ed imponenti scalinate che raccordano terrazze e dislivelli. L’unitaria ricostruzione produsse un tessuto urbano coerente e ricco di episodi architettonici. Venne utilizzata la tenera pietra locale, di colore tra il dorato e il rosato, riccamente intagliata. La ricostruzione avvenne unitariamente sotto la guida del Duca di Camastra, che rappresentava a Noto il Viceré spagnolo.

A differenza di quanto accadde di solito nelle costruzioni barocche delle province del Sud Italia, come soprattutto aLecce e, in Sicilia, a Catania, gli architetti che lavorarono a Noto non puntarono tutto sui motivi ornamentali, i quali restano sempre ben controllati, senza squilibri rispetto alle architetture nelle quali sono inseriti. 

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AVOLA

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Àvola è un comune italiano di 31.342 abitanti della provincia di Siracusa in Sicilia. A pianta esagonale, si affaccia sulla costa ionica della Sicilia Orientale nel Golfo di Noto.

Il vino Nero d’Avola: La sua commercializzazione su scala industriale risale agli inizi degli anni sessanta del secolo scorso. È considerato un “vino da taglio” (adatto per essere mescolato a vini deboli) data la sua elevata gradazione alcolica, che raggiunge facilmente i 15 gradi. Nonostante ciò alcune aziende siciliane decisero di farne un vino da tavola con nuove tecniche di vinificazione più rispondenti alle esigenze del mercato che prevedevano una diminuzione del grado zuccherino ed un aumento dell’acidità. Da allora è coltivato anche fuori dalla Sicilia e dall’Italia, per esempio in California e in Australia.

La zona più vocata per il nero d’Avola è l’area a sud-est della Sicilia compresa nei territori di Noto e Pachino, con le contrade di Buonivini, Bufalefi, Maccari, Archi. In questa zona negli ultimi dieci anni si è avuto un vero boom di nuove imprese, provenienti anche da fuori Sicilia, che hanno investito nell’impianto di nuovi vigneti, preferibilmente allevati a controspalliera o con il tradizionale alberello, più costoso e meno produttivo, ma con rese qualitativamente superiori dal punto di vista organolettico e del potenziale d’invecchiamento.

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ETNA (vulcano)

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L’Etna  è un complesso vulcanico siciliano originatosi nelQuaternario e rappresenta il vulcano attivo terrestre più alto della Placca euroasiatica. Con le diverse eruzioni ad esso connesse ha modificato incessantemente il paesaggio, minacciando spesso le diverse comunità umane che nei millenni si sono insediate intorno ad esso.

La sua superficie è caratterizzata da una ricca varietà di ambienti che alterna paesaggi urbani, folti boschiche conservano diverse specie botaniche endemiche ad aree desolate ricoperte da roccia vulcanica e periodicamente soggette ad innevamento alle maggiori quote.

Il 21 giugno 2013 la XXXVII Sessione del Comitato UNESCO, riunitasi a Phnom Penh, ha insignito il Monte Etna del titolo di Patrimonio dell’Umanità.

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TAORMINA

Taormina si trova esattamente a circa 200 metri sul livello del mare ed ha una conformazione particolare che la fa somigliare, nella sua struttura, ad una vera terrazza arricchita da una bella vista panoramica nella quale spicca in maniera prepotente il vicino vulcano Etna. Qui il turismo è attivo tutto l’anno ed è agevolato non solo dalla bellezza culturale e naturalistica tipica della città ma anche da un buon sistema ricettivo e ricreativo e dal tipico calore umano siciliano. 
Nel corso dei secoli, la città è sempre stata una grossa meta turistica che ha ospitato anche delle personalità celebri, a partire da Guglielmo II di Germania, numerosi scrittori come Goethe, Maupassant, D. H. Lawrence, A. France, Oscar Wilde, Brahms, stilisti del calibro di Dior, nobildonne illustri come Florence Trevelyan, il pittore tedesco Geleng, nobili inglesi e francesi. 
La bellezza di Taormina ha anche avuto il merito di conquistare numerosi registi che l’hanno scelta come set ideale dei loro film, a partire da Michelangelo Antonioni che proprio in questa città ambientò la sua opera “L’Avventura”.
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MESSINA

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Detta anche "porta della Sicilia" sorge nei pressi dell’estrema punta nordorientale della Sicilia (Capo Peloro) sullo Stretto che ne porta il nome.

Il suo porto, scalo dei traghetti per il Continente, è il primo in Italia per numero di passeggeri in transito e sesto per traffico crocieristico.

Antica città, Messina ha raggiunto l’apice della sua grandezza fra il tardo medioevo e la metà del XVII secolo quando contendeva a Palermo il ruolo di capitale siciliana.

Messa a ferro e fuoco nel 1678 dopo una storica rivolta antispagnola che comportò l’annientamento della sua classe dirigente, venne gravemente danneggiata da un terremoto nel 1783. Fu assediata nel 1848, durante una storica rivolta contro Ferdinando II di Borbone, subendo gravi danni. Nel 1908 un disastroso terremoto distrusse la città quasi per intero, provocando la morte di circa metà della popolazione cittadina.

Ricostruita a partire dal 1912, la città moderna si presenta con una maglia ordinata e regolare con vie ampie e rettilinee in direzione nord-sud. Negli ultimi anni, sono in corso progetti mirati alla riqualificazione della città attraverso opere come il waterfront ed una nuova sede per la stazione ferroviaria.

Importante e storica sede universitaria, fondata nel 1548 da Sant’Ignazio di Loyola, Messina è una città con un’economia basata sui servizi, i commerci, il turismo e una rilevante attività industriale nella cantieristica navale da diporto.

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PUPI SICILIANI

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L’Opera dei Pupi è un tipo di teatro delle marionette, i cui protagonisti sono Carlo Magno e i suoi paladini. Le gesta di questi personaggi sono trattate attraverso la rielaborazione del materiale contenuto nei romanzi e nei poemi del ciclo carolingio. Le marionette sono appunto dette pupi (dal latino “pupus” che significa bambino). 

L’Opera dei Pupi si affermò nell’Italia meridionale: nella prima metà del XIX secolo a Napoli, grazie a Giuseppina d’Errico, chiamata “Donna Peppa” e in Sicilia, tra la seconda metà del XIX e la prima metà del XX secolo.

Riccamente decorati e cesellati, con una struttura in legno, i pupi avevano delle vere e proprie corazze e variavano nei movimenti a seconda della scuola di appartenenza in palermitani o catanesi. La differenza più evidente stava nelle articolazioni: leggeri e snodabili i primi (comunque difficili da manovrare), più pesanti e con gli arti fissi i secondi (ma più semplici da manovrare).

Il puparo, curava lo spettacolo, le sceneggiature, i pupi, e con un timbro di voce particolare riusciva a dare suggestioni, ardore e pathos alle scene epiche rappresentate. I pupari, pur essendo molto spesso analfabeti, conoscevano a memoria opere come la Chanson de Roland, la Gerusalemme liberata e l’Orlando furioso.

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INVOLTINI ALLA NORMA

Here is how we learned a Sicilian Recipe: pasta alla norma. We had all the pieces of it cut out, (from the English version of it) and we had to put them back together.

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At the end, we translated everything from English to Italian. Here we are, ready to prepare INVOLTINI ALLA NORMA.

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Ingredients:

  • 2 eggplants
  • 250 g spaghetti
  • 1 Kg ripe tomatoes 
  • 2 garlic cloves
  • 300 g salted ricotta or Pecorino cheese 
  • salt to taste 
  • olive oil
  • fresh basil leaves
  • oil for frying 


Method:
Slice the eggplants about 1/2 cm thick (not too thin). Sprinkle them with salt and let them rest for 10 minutes then pat with kitchen paper to absorb the water they have released. Fry them in hot oil.
Prepare the tomato sauce by cooking the chopped tomatoes with the garlic cloves, a few basil leaves and salt to taste. Drizzle with olive oil. Cook until the sauce has reduced (about 15 minutes). Add small pieces of eggplants some grated pecorino cheese or ricotta.
Cook the spaghetti in boiling salty water for two minutes less than it states on the packet then drain and toss with the tomato sauce and drizzle with olive oil. Leave some sauce aside for later to put on the rolls.
Put a forkful of spaghetti over each eggplant’s slice.
Now add a piece of ricotta or pecorino cheese and roll up (secure with a toothpick if you wish). Arrange the rolls on a greased baking tray. Put a tbsp of tomato sauce over each roll and a sprinkle of cheese.
Bake at 360° F for about 10 minutes or until golden. Decorate with basil leaves.

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Buona settimana a tutti! Ci vediamo domenica prossima -